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No all’ingresso alle spiagge gestito dagli stabilimenti privati

Non e’ pensabile affidare a privati (ovvero agli stabilimenti balneari) il controllo  dell’accesso  alle spiagge libere, proposta che si è letta in questi giorni sulla stampa locale. Farlo configurerebbe un reato penalmente perseguibile.

La fruizione delle spiagge deve avvenire con regole da individuare, così come sarà per l’accesso  a parchi e giardini pubblici o altri luoghi pubblici. Valuteremo le linee  guida che il ministero emanerà per accedere agli stabilimenti balneari e se ci sarà un tavolo regionale o comunale dedicato alle spiagge libere, noi – in rappresentanza dei fruitori /cittadini –  dobbiamo essere convocati. Potrebbe in fatti essere un’occasione per cercare di avere  ad libitum il rinnovo delle concessioni e su questo tema la Procura della Repubblica di Genova si è già ben espressa in passato.

Se gli aspetti economici sono rilevanti lo stesso sono i diritti dei cittadini a fruire di spiagge libere adeguate nel numero e collocazione. Lo prevede la sudata Legge Regionale del 2008 che pone un limite minimo di almeno un 40% di spiagge libere ( comprendenti anche quelle attrezzate). I piani di utilizzo demaniali disposti dai Comuni devono uniformarsi alla legge. Con fatica in questi anni a Genova, dopo estenuanti confronti con l’amministrazione, rappresentanze, audizioni, avevamo individuato nuove collocazioni di spiagge libere (il fronte città ne ha meno del 10%). Il tutto doveva essere approvato dopo le ultime osservazioni al Proud, ma l’attuale amministrazione ha bloccato l’iter. Ovvio che persistendo  le proroghe delle  concessioni i piani rimangono sulla carta.

Ricordiamoci che l’Italia è una anomalia, noi 8o% litorale fruibile in concessione, in Francia e Spagna l’inverso. Non solo. In quelle realtà le strutture sono leggere e amovibili. Da noi colate di cemento, scempio costiero e ambientale. Inoltre essendo state costruite in prossimità del mare sono state e saranno oggetto  di continui danneggiamento per le  mareggiate, che colpiranno sempre più per gli effetti dei cambiamenti climatici: assistiamo alla pretesa di  essere aiutati per il loro ripristino, ma di ripristinarle negli stessi luoghi, come un criminale seriale.

La categoria fornisce  il dato di 30 mila stabilimenti in Italia e 3 mila in Liguria. Ebbene, questi versano  canoni  allo stato per soli 105 milioni, una media  di 3 mila euro a stabilimento. Paga più un bar per mettere un paio di tavolini su suolo pubblico. Si  vada a verificare la congruità dei loro fatturati e ricavi, il personale impiegato. Se aiuti saranno concessi, li si diano in base a quanto fiscalmente dichiarato nel passato.

Le spiagge sono un bene pubblico, demaniale, di fatto privatizzato. Già nel 1976 il Consiglio di Stato aveva evidenziato che  erano state date troppe concessioni a detrimento della libera balneazione. Erano in quel periodo 1/3 delle attuali. Si risolva la Bolkestein in modo equo, ma occorre una legge quadro nazionale che imponga un 50% di spiagge libere alternate agli stabilimenti. Il governo, le Regioni, comuni, il parlamento non possono convocare solo  le loro rappresentanze. Noi associazioni dei consumatori rivendichiamo il nostro ruolo a tutela dei cittadini e dei loro diritti.

S. Salvetti Presidente Regionale Adiconsum Liguria e del coordinamento delle associazioni liguri componenti del Crcu