| 23 Febbraio 2011
Sono milioni le
aziende che rischiano il fallimento, a causa di un comma inserito nel decreto Milleproroghe che stravolge la recente sentenza della corte di Cassazione (sentenza n. 24418 del 2 dicembre 2010) in tema di anatocismo bancario (capitalizzazione degli interessi su un capitale), che aveva sancito definitivamente il diritto dei correntisti a farsi restituire tutte le somme illegittimamente addebitate dalle banche sui conti correnti. In particolare la sentenza stabiliva che la prescrizione del diritto del correntista a ottenere la restituzione delle somme scattava dalla chiusura del rapporto e non dalla data della singola annotazione a debito sul conto, riaffermando il divieto assoluto dell'anatocismo trimestrale e annuale. Ora però all'art 2 quinquies del Milleproroghe, nelle disposizioni concernenti il sistema bancario, il Governo ha inserito un punto che di fatto nega il risarcimento alle vittime di anatocismo.
Nell'emendamento viene infatti stabilito che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall'annotazione in conto comincia a decorrere dal giorno dell'annotazione stessa, modifica che sconfessa completamente la decisione della Suprema Corte di Cassazione e che farà perdere ai correntisti migliaia di cause già avviate contro le banche con la conseguenza che tantissime aziende, già schiacciate dalla crisi economica, rischieranno di fallire dovendo pagare alle banche anche le spese di giudizio per le cause avviate e che verranno a questo punto perse.
"Si tratta di una decisione vergognosa che stravolge una sentenza della Suprema Corte di Cassazione e rappresenta l'ennesimo tentativo si fare un regalo alla banche" dice Furio Truzzi, presidente regionale e vicepresidente nazionale di Assoutenti, che auspica "una bocciatura dell'emendamento da parte della Camera e del Presidente della Repubblica". Intanto Assoutenti annuncia l'immediata mobilitazione a difesa dei correntisti.





