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Canone Tv: fai adesso la domanda di esonero per il 2019

Anche se c’è tempo fino al 31 gennaio 2019 per presentare la domanda di non detenzione dell’apparecchio televisivo per essere esonerati dal pagamento del canone per l’intero prossimo anno, consigliamo di provvedere al più presto. Infatti, a seconda della periodicità di fatturazione adottata dall’impresa, può capitare che nonostante si sia inviata la domanda entro i limiti, sulla prima bolletta risulti comunque l’addebito della prima rata del canone e che per recuperare quei soldi, non solo è necessario compilare l’apposito modulo, ma, nel caso in cui non si utilizzi l’applicativo web dell’Agenzia delle Entrate, bisogna spedirlo tramite raccomandata(meglio  A/R), che può arrivare a costare anche più della metà del rimborso!

 

Ricordiamo che il Modulo di richiesta dell’esonero può essere presentato tramite:

 

l’applicativo web dell’Agenzia delle Entrate che prevede il possesso delle credenziali di accesso telematiche o dell’agenzia o dello SPID

i CAF o gli intermediari abilitati

gli sportelli postali con raccomandata (meglio A/R), senza busta, all’indirizzo: Agenzia delle Entrate Ufficio di Torino 1, S.A.T.-Sportello abbonamenti tv-Casella Postale 22-10121 Torino.

IMPORTANTE: in quest’ultimo caso allegare anche una copia del proprio documento di identità.

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Tariffe alberghiere: rivolgersi all’hotel o usare i siti di prenotazione online? L’indagine

Acquistare un soggiorno in hotel sui siti di prenotazione online conviene? Da questa domanda è partita l’indagine dell’associazione di consumatori Casa del Consumatore, in collaborazione con ShoppingVerify.com, per scoprire se le tariffe di Booking, Expedia, Trivago, Tripadvisor e Hotels sono più convenienti rispetto a quelle praticate dalle strutture alberghiere direttamente al consumatore.

 

L’indagine analizza le tariffe pubblicate sui siti web di un totale di cento alberghi in Italia, in Europa e nel resto del mondo, confrontandole con le offerte reperite sui principali siti di prenotazione online (Trivago, Booking, Expedia, TripAdvisor e Hotels). 

 

L’indagine ha preso in esame 12 destinazioni italiane (Roma, Milano, Napoli, Firenze, Torino, Cagliari, Palermo, Bologna, Venezia, Genova, Perugia e Ancona), 11 destinazioni europee (Parigi, Vienna, Dublino, Praga, Londra, Amsterdam, Madrid, Copenaghen, Atene, Berlino e Lisbona) e 10 destinazioni nel resto del mondo (Bali, Rio de Janeiro, Miami, Sydney, Toronto, Marrakech, Bahamas, Shanghai, Madagascar e Dubai) per un totale di 100 strutture alberghiere  scelte con criterio casuale, a due, tre o quattro stelle (in casi isolati cinque stelle).

Il periodo di soggiorno considerato è la settimana di capodanno 2020, dal 30 dicembre 2019 al 5 gennaio 2020, simulando la prenotazione per due ospiti in camera matrimoniale avente le medesime caratteristiche, considerando, ove possibile, le sole offerte senza cancellazione gratuita.

 

Quali sono i risultati dell’indagine? La prenotazione diretta sul sito dell’albergo è risultata più conveniente nel 54% dei casi (61% in Italia). A seguire le piattaforme di comparazione prezzi come Trivago e Tripadvisor e poi gli altri siti di prenotazione online.

 

Alcuni esempi? Il caso più eclatante è la prenotazione fatta per il Royal Central di Dubai (cinque stelle): la tariffa reperita sul sito dell’albergo è di 3.238 € (così anche su TripAdvisor e Trivago), mentre su altre piattaforme si è arrivati al costo di 4.303 €.  O ancora il Palace 3 di Londra (tre stelle) che sul sito dell’albergo costa 1.142 € a fronte di circa 1.600 € da pagare su altre piattaforme.

 

Enormi differenze si riscontrano anche tra una piattaforma e l’altra. Ad esempio la tariffa del Lord Byron Hotel Paris di Parigi (quattro stelle) sul sito dell’albergo 1.118 € (tariffa reperita anche su Trivago), su Expedia e Hotels è di 836 € (in questo caso si risparmia), mentre su TripAdvisor sale a 1.254 € e su Booking a 1.421 €.

 

Il motivo di queste differenze? Non è chiaro.

 

“Il dato che emerge dalla ricerca è che quella delle tariffe alberghiere è una vera e propria giungla, con dinamiche di prezzo praticamente impossibili da comprendere per il consumatore” afferma l’Avv. Giovanni Ferrari, presidente della Casa del Consumatore “Nella maggioranza dei casi il prezzo praticato dalla struttura sul suo sito è risultato il più conveniente. Utilizzare i siti di prenotazione online è sicuramente molto comodo e in vari casi conviene, oltre a garantire una maggiore uniformità di trattamento e condizioni contrattuali. I feedback degli utenti aiutano poi ad evitare brutte sorprese. Tuttavia questi siti non offrono alcuna sicurezza di “miglior prezzo garantito”. 

 

“Il servizio che più ci è piaciuto” continua Ferrari “è quello offerto dai siti di comparazione, che però non sempre riportano la tariffa della struttura alberghiera, un dato che a nostro avviso dovrebbe essere mostrato sempre su tutti i siti di prenotazione. E se è pur vero che molti offrono all’utente la possibilità di ottenere un rimborso se riesce a trovare una tariffa migliore sul mercato, spesso però si tratta di un’operazione complessa e con molti limiti.”

 

In conclusione l’indagine dell’Associazione ha senza dubbio fatto emergere che prenotare un albergo online non è sempre così facile come si potrebbe pensare: il rischio di pagare una tariffa più alta, se non si presta molta attenzione, è elevato.

 

Cosa fare allora? “Non bisogna fermarsi alla prima offerta trovata in rete, ma approfondire la ricerca, confrontando le tariffe dei diversi siti di prenotazione con quelle pubblicate direttamente sul sito dell’albergo, o contattando direttamente la struttura, per capire chi offre la tariffa migliore” conclude il Presidente di Casa del Consumatore. 

 

Per un esame dettagliato dell’analisi condotta da Casa del Consumatore e ShoppingVerify.com, è possibile scaricare il report allegato, contenente tutti i dati della ricerca.

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Bond Parmalat: altra sentenza storica a favore dei consumatori

La Corte Suprema di Cassazione, con sentenza n° 15770/18 del 15 giugno scorso, ha rigettato il ricorso di Banca Carige confermando la condanna al risarcimento dei danni in favore di decine di risparmiatori aggregati dallo “Sportello del Consumatore” e dal “Comitato San Giorgio”.

I due enti avevano avviato, con determinazione e competenza, una vasta azione di tutela collettiva nei confronti della maggiori banche nazionali subito dopo il “crack” del gruppo alimentare di Calisto Tanzi.

“Mentre le altre banche sono scese a patti uscendo onorevolmente dalla scena” – precisa l’avvocato Stefano Vignolo, presidente dello Sportello del Consumatore – “solo la ‘nostra’ Banca Carige ha preferito resistere in ogni sede opponendo una serie di eccezioni rigettate definitivamente dalla Corte Suprema”.

Ha trovato quindi conferma il principio di corretta informativa che impronta l’intero sistema della c.d. intermediazione mobiliare: la Banca deve informarsi sulle caratteristiche del titolo ed informare, a sua volta, il consumatore in modo puntuale e veritiero, ponendo pure la massima attenzione al confronto con il livello di rischio desumibile dal “portafoglio” della clientela.

La Corte di Cassazione ha approfittato inoltre del “Caso Carige” per chiedere ai giudici di Genova un ultimo chiarimento in merito all’importante aspetto della vendita di “bond” Parmalat sul cosiddetto “grey market”, ossia la vendita in giorni precedenti all’emissione ufficiale dei titoli sul mercato. Un comportamento bancario che ha sempre insospettito il collegio legale dei risparmiatori e che oggi trova sponda nell’innovativo ragionamento della Corte di Cassazione.

Si preannuncia quindi un’ulteriore sentenza favorevole, utile per tutti i risparmiatori italiani.
Infoline  339.1808419

di Sportello del Consumatore

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Titoli spazzatura: il Tribunale di Cagliari condanna BNL a risarcire un investitore

Negli anni 2000 aveva investito i propri risparmi in bond argentini,  Cirio, Parmalat e Giacomelli, il risparmiatore cagliaritano rivoltosi al Codacons per recuperarli.

Nessuno l’aveva avvisato della rischiosità di tali acquisti, venduti senza la sottoscrizione del contratto quadro, ergo, senza nessuna profilatura del cliente.

Il Tribunale ritiene nulli i vari contratti d’acquisto proprio per l’assenza della sottoscrizione del contratto quadro.

Nella sentenza, la cui causa è stata patrocinata dall’Avv. Diana Barrui, Presidente del Codacons Liguria, si legge che la ratio del contratto quadro sta nel “ mettere l’investitore in grado di valutare preventivamente, attraverso le informazioni fornitegli dal professionista, la natura, le caratteristiche, i rischi specifici legato allo strumento finanziario acquistato attraverso l’intermediario, e quest’ultimo nel grado di valutare, attraverso la previa profilatura del cliente, se l’operazione che gli si richiede di eseguire sia o meno adeguata”.

Sulla base di tale sentenza, il risparmiatore si è visto restituire l’importo investito, oltre gli interessi legali, per un totale di 25.000 €.

di Codacons

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Diamanti da investimento: Banco BPM incontra solo due associazioni dei consumatori

Assoutenti ha appreso che a breve partiranno degli incontri tra Federconsumatori e Adiconsum con Banco BPM per esaminare i casi dei risparmiatori coinvolti nel caso dei diamanti da investimento e concordare eventuali rimborsi. La notizia ha suscitato lo stupore di Assoutenti e Codici che insieme a tutte le associazioni dei consumatori hanno più volte cercato di incontrare il Banco BPM vedendo regolarmente i propri appelli cadere nel vuoto.

“Di fronte al silenzio della banca e ora anche la notizia che questa si confronterà con due sole associazioni – spiega Furio Truzzi Presidente di Assoutenti – ribadiamo con forza la nostra volontà di tutelare in tutte le sedi legali i diritti di quegli investitori che hanno creduto e dato fiducia alla propria banca, ma sono rimasti ingannati. Per tutelare le decine di risparmiatori che si sono rivolti ad Assoutenti ci siamo attivati per chiamare la Banca alle sue responsabilità con lo strumento della mediazione civile, passaggio obbligato, prima delle cause vere e proprie. Sono già fissate per metà luglio le mediazioni civili per una quindicina di risparmiatori”.Nel frattempo la Banca, confermando una condotta non trasparente, sta ricontattando i singoli risparmiatori per proporre accordi al ribasso.

“Ancora una volta si tenta di spezzare il fronte dei cittadini che chiedono il rispetto dei loro diritti, così come si sta cercando di spezzare il fronte delle associazioni chiamando a un tavolo di accordo solo due tra le tante che da mesi chiedono di essere ascoltate su questa questione” ha concluso Truzzi.

di Assoutenti

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Diamanti: dal 2 luglio gli incontri per rimborsare i risparmiatori

 

Si è svolto ieri l’incontro fra le Associazioni dei Consumatori Adiconsum e Federconsumatori e la delegazione di Banco BPM in relazione alla “questione diamanti”.

Il confronto si è svolto all’insegna della massima trasparenza e cortesia pur nel rispetto delle reciproche posizioni. La Banca ha preso atto delle richieste delle Associazioni in merito alle iniziative di ristoro dei clienti da loro rappresentati. Le Associazioni hanno quindi valutato favorevolmente la disponibilità della Banca a trovare una soluzione positiva per la propria clientela.

In tale riunione si è inoltre appreso con soddisfazione che la Banca, a partire da oggi, ha aumentato in modo consistente il numero delle persone dedicate alla gestione dei reclami e all’interlocuzione con i clienti e le stesse Associazioni dei Consumatori, costituendo una task force ad hoc di circa 150 persone.

La Banca si è altresì resa disponibile all’avvio in tempi brevi di un percorso congiunto di valutazione delle posizioni con le due Associazioni che possa determinare un esito positivo e di reciproca soddisfazione sulla base di criteri e obiettivi condivisi, venendo incontro, fin da subito, alle esigenze di quei soggetti che si trovino in particolare situazioni di criticità.

Le parti si sono date l’obiettivo di incontrarsi periodicamente, a partire dal prossimo 2 luglio, per esaminare le posizioni dei propri iscritti.

(Comunicato congiunto Banco BPM, Federconsumatori e Adiconsum).