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Decine di migliaia di euro spartiti tra gli operatori infedeli ed i collettori-rivenditori dei dati

Decine di migliaia di euro spartiti tra gli operatori infedeli ed i collettori-rivenditori dei dati.

Ecco il volume di affari scoperto dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni con il coordinamento della Procura di Roma, nell’ambito della fase conclusiva dell’operazione “Data Room”.

Di assoluto livello criminale la mole dei proventi, come emerge da più di una conversazione nella quale alcuni indagati discutono dei corrispettivi, mettendosi d’accordo sulla ripartizione degli incassi illeciti del mese.
L’attività di commercializzazione delle liste di utenti e i loro relativi recapiti riguardava anche i sistemi informatici in uso a gestori operanti nel settore dell’energia.
Le indagini sono state portate avanti dagli specialisti del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni che hanno svolto intercettazioni telefoniche e pedinato gli indagati analizzato i sistemi informatici delle piattaforme contenenti i dati: analisi rese possibili anche grazie alla collaborazione della struttura di sicurezza aziendale di Telecom Italia.
È la prima operazione su larga scala per la tutela dei dati personali trafugati,
un fenomeno noto a tutti che vede coinvolti dipendenti infedeli, call center compiacenti ed intermediari e che ha quale oggetto ciò che sul mercato ha assunto un significativo valore commerciale.

Tra gli arrestati ci sono dipendenti infedeli di compagnie telefoniche (i procacciatori materiali dei “preziosi” dati), gli intermediari che si occupavano di gestire il commercio delle informazioni estratte dalle banche dati e i titolari di call center telefonici, che sfruttavano le informazioni per contattare potenziali clienti e lucrare sulle commissioni per ogni portabilità: commissioni che arrivano fino a 400 euro per ogni nuovo contratto stipulato.

L’inchiesta è stata avviata nel mese di Febbraio scorso a seguito di una denuncia depositata da parte di Telecom Italia, nella quale si segnalavano vari accessi abusivi ai sistemi informatici gestiti da Tim, riscontrati almeno a partire dal Gennaio 2019.
Gli accessi abusivi avvenivano tramite account o virtual desktop in uso ai dipendenti di gestori di servizi di telefonia e di società partner per l’accesso ai database direttamente gestiti dalla stessa società denunciante, in ragione della concessione delle attività di manutenzione della infrastruttura telefonica nazionale. Queste banche dati vengono alimentate da tutti i gestori telefonici in relazione alle segnalazioni ricevute dai clienti sui disservizi, rappresentando oltretutto una vera e propria istantanea delle condizioni della infrastruttura nazionale di telecomunicazioni.

I dati stessi, adeguatamente “puliti” per essere utilizzati dai diversi call center, passavano di mano in mano, rivenduti a prezzi ridotti in base alla “freschezza” del dato stesso, motore di un movimento che alimenta il fenomeno delle continue proposte commerciali che tutti ben conoscono. Le indagini tecniche hanno fatto anche emergere come l’attività di commercializzazione di liste di utenti e relativi recapiti riguardasse anche i sistemi informatici in uso a gestori operanti nel settore dell’energia, in corso di ulteriore approfondimento.

Tim ha espresso “il più vivo ringraziamento” all’autorità giudiziaria e alla polizia “per aver portato a termine con successo l’indagine relativa alla divulgazione e commercio abusivo di dati anagrafici e numeri telefonici della clientela”. Grazie ai provvedimenti adottati dal GIP del Tribunale di Roma, si legge in una nota della compagnia, “si chiude oggi una vicenda grave che proprio Tim aveva denunciato alla procura della Repubblica di Roma un anno fa, a seguito di una accurata indagine interna”.

ADOC GENOVA SI STA ATTIVANDO CON I PROPRI LEGALI PER COSTITUIRSI PARTE CIVILE IN MERITO A TALE SITUAZIONE.

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Sim vodafone inutilizzate a 5 euro al mese

Una vecchia sim inutilizzata, che magari non pensavamo più neppure di avere, può fatturare, in silenzio, 5 euro al mese.

A tanto, infatti, ammonta la cifra che ignari cittadini si sono ritrovati a dover pagare per il possesso di una banale smart card necessaria per usufruire delle prestazioni di uno smartphone o tablet, magari abbandonata nel fondo di qualche cassetto.

Tra le tante testimonianze, un cittadino ha così spiegato la sua situazione: “Mi è arrivata una fattura e un addebito su carta per una sim dimenticata, creduta morta. Nessun avviso da parte dell’operatore. Solo a fatica sono riuscito a disdire la sim ed evitare nuovi addebiti”.

L’Agcom è già al lavoro per fare luce su una vicenda paradossale, anche se, stando a quanto riferiscono da Vodafone, le “schede zombie” in questione sarebbero particolari e date su abbonamento; in passato erano pagabili a consumo ma dal luglio 2019 hanno iniziato ad avere un costo fisso minimo di 5 euro mensili. Tutta colpa di una modifica unilaterale delle condizioni contrattuali che, come solitamente quasi sempre avviene, è ricaduta sulle spalle degli ignari consumatori.

La difesa di Vodafone

Vodafone ha tuttavia assicurato di aver avvisato gli utenti rispettando le tempistiche richieste dalla legge (30 giorni prima delle modifiche contrattuale), facendo uso dei contatti associati alla medesima sim: e-mail, posta cartacea e fattura. Eppure qualcosa deve essere andato storto, perché moltissime persone hanno riferito di non aver ricevuto alcuna notifica. Mancanza di trasparenza o un errore nel meccanismo?

Scendendo nel dettaglio, nel luglio 2019 l’operatore ha ricordato di aver effettuato una modifica delle condizioni contrattuali relative ad alcuni abbonamenti dati a consumo.

Tutti i clienti interessati, come detto, hanno ricevuto la comunicazione della modifica citata tramite i canali previsti (fattura, mail o via posta). Agli interessati dalla rimodulazione è stato comunicato e garantito il diritto di recesso dall’abbonamento. Gli stessi clienti sono stati informati della possibilità di richiedere gratuitamente l’attivazione di una promozione che include 5 Giga al mese, compatibile con questo nuovo piano, per evitare di pagare il traffico a consumo. La modifica è entrata in vigore a partire dalla prima fattura successiva al 14 luglio 2019.

Nel frattempo gli stessi utenti si lamentano anche per la difficoltà della disdetta della sim inutile. 

Alcuni spiegano che bisogna chiamare il call center per fare richiesta; dopo di che è necessario attendere una chiamata. Attenzione però, perché se per qualsiasi motivo quella telefonata dovesse essere persa, la richiesta si annulla come per magia. E il procedimento riparte da zero.

L’operatore, nel caso in cui avesse davvero voluto fare il possibile per evitare addebiti non voluti a carico dei clienti, avrebbe probabilmente potuto usare maggiore tatto. Come? Ad esempio tenendo il canone minimo della sim così da compensare i costi di gestione, oppure avvisando gli utenti in un modo decisamente più efficace. In mezzo a mille polemiche Agcom potrebbe avviare un nuovo procedimento sanzionatorio.

L’ASSOCIAZIONE CONSUMATORI DI GENOVA Adoc, assiste gli utenti interessati da tale problematica effettuando tutte le procedure per la disdetta della SIM , e aiutando i clienti nella difesa dei loro diritti, attivandosi con le procedure di reclamo e conciliazione 

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Poste Italiane NON regala iPhone 11 Pro

Il presunto regalo di Poste Italiane ha insospettito fin dall’inizio la maggior parte dei clienti.

 Sicuramente è parso molto strano che la storica società decidesse per la concessione di un iPhone 11 Pro a costo zero. 

Ma nonostante l’evidente mancanza di correlazione del gruppo con l’iniziativa migliaia sono caduti in trappola dicendo definitivamente addio agli zeri del proprio conto.

Le segnalazioni descrivono una situazione allarmante con il panico che si è scatenato tra coloro che hanno aperto un conto o un libretto digitale. Apple e lo stesso gruppo Poste Italiane sono estranei ai fatti di questa nuova campagna fraudolenta

Con molta evidenza si tratta ancora una volta di una fake news perpetrata con l’aggravante del metodo phishing che ormai tutti noi conosciamo. Ecco le dinamiche.

Poste Italiane NON regala iPhone 11 Pro: attenti ai vostri soldi nel conto

Solo fumo negli occhi. Ancora una volta. Un manipolo di truffatori ha preparato un amo con un’esca davvero ghiotta per tutti coloro che hanno ingenuamente abboccato in questi giorni. Un messaggio strano ha alterato la percezione del pericolo proponendo un falso omaggio per un costosissimo iPhone 11 Pro.

Il pericolo è arrivato con la scoperta del link sospetto il cui intento è quello di condurre ad una URL pericolosa senza protezione. Pharming oltre che phishing e l’attacco è finalmente completato. Obiettivo, quindi, garantirsi dati personali ed info sul conto tra cui codice utente, password e dati di accesso segreti. Con tutto questo in mano lo svuota-conto è assicurato nel giro di pochi minuti.

Gli esperti di sicurezza consigliano di segnalare le email alle autorità competenti, chiedere maggiori info alla stessa società e provvedere a cestinare e bloccare il mittente ponendolo in Black List.

ADOC , può aiutare e soggetti colpiti da tale truffa attraverso legali ed esperti al fine di effettuare le procedure di controllo e di verifiche necessarie per recuperare il denaro illecitamente sottratto.

 

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Morosità bollette telefoniche: gli interventi richiesti da Lega Consumatori

Evitare contenziosi nel settore telefonia legati all’emergenza Coronavirus. E’ questo l’obiettivo di Lega Consumatori che ritiene necessario intervenire con urgenza per tutelare gli utenti nelle problematiche legate al pagamento delle fatture dei servizi telefonici.

Lega Consumatori ha già richiesto richiesto a livello nazionale all’Autorità Garante per le Comunicazioni, la sospensione, analogamente con quanto avvenuto per le forniture di energia elettrica/gas/acqua, dei procedimenti di disattivazione di linee telefoniche e collegamenti internet da parte delle compagnie telefoniche per gli utenti di tutta Italia senza limitazioni (non solo nei comuni della ex zona rossa) in difficoltà economica.

“Ora secondo noi, evidenziano i vertici di Lega Consumatori Liguria, Alberto Martorelli e Cristina Cafferata, è necessario garantire che le situazioni di morosità strettamente riconducibili alla crisi generata dall’epidemia del Covid 19 siano trattate con adeguata attenzione”.

Pensiamo alle persone anziane che, non disponendo in molti casi del versamento diretto tramite conto corrente bancario, non possono uscire di casa a causa dell’epidemia per pagare la bolletta telefonica presso gli uffici postali o i tabacchini oppure alle famiglie che essendo in difficoltà economica (perdita lavoro, riduzione orario di lavoro, cassa integrazione) non sono in grado di rispettare la scadenza di pagamento delle fatture.

Per fronteggiare tali casistiche occorre predisporre con le Società telefoniche misure specifiche per supportare in modo concreto gli utenti ed in particolare:

  • consentire un’ampia rateizzazione degli importi non pagati addebitati nelle fatture, con storno degli interessi di mora eventualmente maturati
  • intensificare lo strumento della conciliazione paritetica per i casi di reclami respinti o privi di riscontro, prevedendo un ampliamento dei termini previsti per la durata di tale procedura

Tali strumenti consentirebbero di evitare spiacevoli contenziosi economici (nel caso  specifico l’intervento delle società di recupero crediti) o nei casi piu gravi i distacchi delle linee telefoniche e dei servizi internet che provocherebbero ulteriori gravi disagi agli utenti.

“Occorre infatti rilevare, sottolineano Martorelli e Cafferata, che l’erogazione dei servizi di telefonia, come emerso in questi mesi di emergenza sanitaria, costituisce e costituirà sempre più un servizio essenziale anche per la fase 2 poiché grazie ai collegamenti internet è possibile lavorare a distanza, di seguire le lezioni on line, di comunicare con  i nostri familiari e di rimanere informati”.

Lega Consumatori attende quindi un riscontro dalle Società delle telecomunicazioni in merito alle richieste sopraillustrate al fine gestire in modo efficace e rapido le istanza degli utenti legate al post emergenza Cororonavirus.

Gli sportelli di Lega Consumatori Liguria sono inoltre pronti a ricevere le segnalazioni degli utenti per i problemi legati alla telefonia fornendo adeguata assistenza e supporto.

 

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Energia e telefonia: novità 2020

Il 2020 porta molte novità per i consumatori. Dalle forniture gas, energia elettrica, acqua al settore delle telecomunicazioni si registrano infatti notevoli cambiamenti su cui è necessario prestare attenzione come sottolinea Lega Consumatori Liguria.

Partendo dalle bollette dell’acqua, dal 1 gennaio 2020 la prescrizione passa da 5 a 2 anni come già avvenuto per le forniture elettriche e gas; ciò significa che nei casi di rilevanti ritardi nella fatturazione causati dal gestore con la conseguente emissione di mega conguagli, l’utente potrà eccepire la prescrizione e pagare gli importi fatturati relativi ai soli consumi degli ultimi due anni.

Se però la responsabilità del ritardo nell’emissione della maxi bolletta è del consumatore (ad esempio nei casi di mancata comunicazione della lettura dei consumi) la nuova prescrizione ridotta di 2 anni non viene applicata.

“Proprio su tale aspetto, sottolineano i vertici di Lega Consumatori Liguria Alberto Martorelli e Cristina Cafferata, occorre rilevare che nell’ambito delle contestazioni per fatture di energia elettrica o gas per consumi pluriennali è risultato alquanto difficile far valere la prescrizione ridotta di 2 anni in quanto in numerosi casi i fornitori contestano all’utente la mancata rilevazione dei consumi per diversi anni; per cui se da un lato la nuova norma amplia le possibilità di tutelare i consumatori, dall’altro occorre rimarcare che la prescrizione ridotta non viene applicata automaticamente”.

Restando sempre nel campo delle forniture di energia elettrica e gas, è utile ricordare che l’abolizione del mercato tutelato è stato rinviata a gennaio 2022. Questo significa, rileva Lega Consumatori Liguria, che coloro che sono ancora nel mercato tutelato hanno tutto il tempo per passare al mercato libero, attraverso scelte ponderate e senza essere influenzati dai gestori pronti a proporre quotidianamente offerte contrattuali che possono disorientare gli utenti.

Passando invece al comparto delle telecomunicazioni, è recentemente emersa una nuova  problematica legata alle ricariche dei cellulari; in sostanza alcuni gestori al momento dell’effettuazione di ricariche telefoniche procedevano all’automatica decurtazione di 1 euro dal credito.  Molto spesso, la somma trattenuta si traduceva in particolari bonus e servizi aggiuntivi non richiesti dall’utente, come gigabyte suppletivi oppure minuti da utilizzare nelle chiamate.

La novità consiste nel fatto che l’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni ha diffidato Tim, Vodafone e Wind Tre per i costi occulti sulle ricariche mobile, stabilendo il ritorno alla modalità standard entro 30 giorni. Oltre alla diffida, l’Agcom ha imposto un ultimatum agli operatori per tornare alla modalità di ricarica standard sui tagli più economici che interessano prevalentemente le categorie di consumatori con una minore capacità di spesa. 

Inoltre l’Agcom ha sanzionato Tim, Vodafone e Wind Tre per un’ulteriore pratica ritenuta illegittima: nei casi di credito esaurito su sim ricaricabile, le società consentivano all’utente di proseguire l’utilizzo dei servizi telefonici e internet con un costo occulto che veniva addebitato nelle ricariche successive, senza che tutto ciò avvenisse con il consenso del consumatore.

Infine un’altra novità deriva da un emendamento alla manovra economica recentemente approvato che stabilisce un risarcimento pari al 10% delle somme non dovute e comunque non inferiore a 100 euro a favore degli utenti nei casi accertati di condotte illegittime  da parte fornitori di acqua, luce, gas, servizi telefonici, televisivi. In sostanza, nell’eventualità di bollette ingiustificate o di addebiti di spese non giustificate, si prevede non solo il rimborso delle somme eventualmente versate e non dovute ma anche un risarcimento per il disservizio subito. 

In merito a tale misura, Lega Consumatori verificherà con estrema attenzione la sua effettiva applicazione, costituendo una vera e propria rivoluzione positiva per i consumatori ma che è destinata comunque a incontrare le resistenze dei gestori.

Lega Consumatori Liguria è quindi pronta con i suoi sportelli presenti sul territorio a fornire informazioni ed assistenza ai consumatori.

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Contratti stipulati al telefono: come difendersi

Presso la nostra associazione ADOC si sono presentati diversi clienti, che a seguito di una telefonata, magari accettata da un parente anziano, sono venuti a conoscenza di aver attivato un contratto energetico senza saperlo.

Purtroppo oggi, con l’avvento del mercato, al quale il passaggio obbligatorio salvo altre rettifiche, risulterà tale a partire da luglio 2020, molte compagnie, anche sconosciute, o nate da poco, cercano in ogni modo di far sottoscrivere contratti.

Ad oggi, basta anche solo una telefonata per accettare, dopo aver confermato i propri dati, un contratto.

Nel caso ci si accorga tempestivamente di aver sottoscritto un accordo non desiderato con una di queste nuove compagnie, il consiglio è quello di inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno all’indirizzo legale della compagnia stessa, facilmente reperibile in internet entro e non oltre 14 giorni da quando è avvenuta la telefonata.

 Quando invece si venga a conoscenza dell’avvenuta attivazione di un contratto dopo i 14 giorni, e  nel momento in cui si abbia ricevuto la “Lettera di Benvenuto”, il consiglio è di rivolgersi tempestivamente ad una associazione dei consumatori la quale possa  mettersi in contatto con la compagnia e disconoscere ogni eventuale pretesa di contratto.

Che cosa dice la legge

La nuova legge contro il telemarketing fa un passo in avanti. 

Il Garante per la Privacy ha infatti espresso il parere richiesto dal ministero dello Sviluppo Economico. 

Il testo, firmato dal presidente dell’Autorità Antonello Soro è tutt’altro che formale: contiene diverse indicazioni pratiche.

Anzitutto il Garante sottolinea come l’iscrizione al nuovo registro opposizioni – l’elenco dei numeri di telefono dei cittadini che non vogliono essere disturbati da telefonate pubblicitarie – debba comportare, in automatico, un reset totale dei consensi manifestati in precedenza.

Un modo per consentire ai consumatori di partire da zero e gestire in modo più consapevole i trattamenti dei propri dati, che in molti casi sono stati forniti in un periodo in cui l’attenzione alla privacy non era così alta.

L’Autorità fornisce anche uno spunto al ministero di Di Maio: far confluire nel registro anche tutti gli indirizzi postali non presenti negli elenchi telefonici. A maggio 2019, infatti, è entrata in vigore un’importante innovazione che consente di iscrivere al registro anche gli indirizzi postali, per evitare di ricevere pubblicità cartacee sgradite (con l’eccezione dei volantini, che non sono intestati e continueranno ad arrivare). 

Ma a oggi possono iscriversi solo gli indirizzi e i numeri di telefono inseriti negli elenchi pubblici, vale a dire solo 13 milioni di italiani.

Il suggerimento è una logica conseguenza della stessa riforma che è in cantiere. 

Il nuovo registro delle opposizioni, infatti, consentirà l’iscrizione a tutti i numeri di telefono: fissi e mobili, pubblici e privati.

Il tentativo del Garante per la privacy è quello di semplificare il più possibile la vita al cittadino che non vuole più essere tempestato di telefonate.

La bozza del nuovo regolamento prevede che i consensi si possano dare o negare per categoria merceologica. 

Si potrebbe infatti dire “no” al telemarketing delle società di luce e gas e acconsentire a quelle di telefonia. 

Secondo il Garante questa scelta comporta dei problemi ed è “di difficile esecuzione pratica”: ad esempio ci sono aziende che vendono prodotti che ricadono in tante categorie merceologiche.

In attesa dell’approvazione delle nuove regole sul Registro delle Opposizioni, il Garante passa dalla teoria alla pratica infliggendo una multa da 2 milioni di euro a carico di VinCall per telemarketing indesiderato. Lo schema in cui si colloca l’operato di VinCall coinvolge anche altri soggetti nello specifico:

  • Edison Energia S.p.A e il suo agente di vendita Green Power s.r.l
  • Tele It, un call center albanese con sede a Valona

In sintesi: Green Power affida a VinCall il compito di procacciare nuovi clienti per conto di Edison Energia e VinCall affida al Call Center albanese il raggiungimento dell’obiettivo tramite l’attività di telemarketing. Una volta manifestato agli operatori di Tel it la volontà di concludere il contratto, l’utente viene ricontattato da VinCall. L’irregolarità si sostanzia nel fatto che 

la società (VinCall ndr.), oltre a non aver reso alcuna informativa alle persone contattate, non aveva richiesto come previsto il consenso al trattamento dei dati personali per finalità di marketing. Consenso che la società, peraltro, avrebbe dovuto annotare per iscritto. Tali adempimenti spettavano infatti alla società che operava in qualità di autonomo titolare del trattamento, non essendo mai stata designata responsabile

Si rileva che Tele It contattava telefonicamente i potenziali clienti usando numeri di telefono raccolti dallo stesso call center, senza che la lista fosse stata fornita o validata da VinCall, Edison e GreenPower.

Ad oggi quindi l’iscrizione al registro delle pubbliche opposizioni rimane legato all’esclusione delle numerazioni di rete fissa iscritte negli elenchi pubblici.

Alcuni consigli

Nell’attesa diamo dei consigli pratici su come difendersi dal telemarketing:

Con l’avvento delle nuove tecnologie, sono state integrate nei telefoni di rete fissa e nei telefonini di rete mobile nuove importanti funzioni, che possono essere utili per bloccare telefonate con numerazioni anonime e legate ai call center.

  • Per i comuni cellulari dotati dei sistemi operativi ANDROID o APPLE, esistono applicazioni, facilmente installabili, che possono bloccare in automatico chiamate anonime, e non essere così disturbati. 
  • Per la linea fissa, esistono invece telefoni cordless che presentano una funzione di filtro chiamate, che bloccano le stesse in modo automatico.

 

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Bollette a 28 giorni: ecco i rimborsi

Arrivano finalmente per gli utenti della telefonia i rimborsi legati alla nota vicenda della fatturazione a 28 giorni. E’ questa la decisione definitiva del Consiglio di Stato con cui è stato rigettato il ricorso dei principali operatori telefonici che si erano opposti alla sentenza del Tar che aveva già imposto la restituzione dei giorni entro il 31 dicembre 2018.

A questo punto Wind-Tre, Fastweb e Vodafone dovranno rimborsare automaticamente i loro abbonati, mentre per Tim, che ha presentato ricorso in un secondo momento, bisogna ancora attendere, anche se la decisione dei giudici amministrativi sulla questione appare univoca. 

Come evidenziano i vertici di Lega Consumatori Liguria, Cristina Cafferata ed Alberto Martorelli, “si avvicina così alla soluzione una questione durata più di due anni, contraddistinta da colpi di scena, ricorsi, modifiche normative, nata nel 2017 quanto tutte le compagnie telefoniche cambiarono il modello di fatturazione con la clientela, passando da quella mensile ad una a 28 giorni, con il risultato di aumentare il costo finale a carico dell’utente”.

Con la decisione del Consiglio di Stato, proseguono gli esperti di Lega Consumatori Liguria, i gestori telefonici dovranno rimborsare i giorni illegittimamente erosi tra il 23 giugno 2017 e la data in cui è stata ripristinata la fatturazione su base mensile, ossia i primi giorni di aprile 2018; per ogni consumatore si tratta di un rimborso compreso tra i 30 e i 50 euro a seconda della tipologia di contratto, da corrispondere automaticamente agli utenti nelle prossime bollette.

Un nodo ancora da sciogliere restano le modalità di restituzione per coloro che hanno esercitato il diritto di recesso o hanno cambiato società telefonica, per cui su tale aspetto si attendono le indicazioni in particolare dell’Agcom.

Occorre inoltre prestare attenzione ad un ulteriore punto della vicenda: nelle ultime settimane alcune società telefoniche hanno formulato diverse proposte ai clienti per restituire il pregresso sotto forma di servizi compensativi, come ad esempio un aumento dei giga per la connessione Internet o di minuti aggiuntivi nel traffico voce. 

Tali offerte, rileva Lega Consumatori, non comportano costi per i gestori e potrebbero non compensare il credito vantato dagli utenti per le fatturazioni a 28 giorni. Pertanto il consiglio è di fare attenzione ad accettarle, poiché aderendo si esclude anche la possibilità di ottenere il rimborso derivante dalle bollette emesse a 28 giorni.

Lega Consumatori Liguria con i suoi sportelli resta a disposizione per fornire ulteriori informazioni ed assistenza ai consumatori.

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Telefonia: AGCOM amplia le agevolazioni per chi ha basso reddito

Non possiamo che accogliere con favore il provvedimento con cui AGCOM, dando seguito alle nostre richieste, ha disposto l’estensione delle agevolazioni per i contratti di telefonia agli utenti con ISEE inferiore a 8.112,23 euro.

Le nostre rilevazioni nonché le segnalazioni che riceviamo quotidianamente da parte dei cittadini dimostrano che la crisi economica, purtroppo, non può ancora dirsi un capitolo chiuso, crisi dalla quale si sono generate gravi sacche di povertà e si sono ampliate le disuguaglianze

L’Authority ha eliminato i vincoli che fino a questo momento condizionavano l’accesso al bonus – come la presenza di almeno un over 75 nel nucleo familiare o di soggetti percettori di pensioni sociali/invalidità o di capifamiglia disoccupati – e ha aggiunto al preesistente sconto del 50% sul canone mensile 30 minuti gratuiti di telefonate su rete fissa e mobile.

Ma il provvedimento che ci sta più a cuore, oltre alle agevolazioni economiche, è che le aziende devono rendere disponibili sul mercato delle opportunità contrattuali per usufruire di servizi Internet con offerte disgiunte da ogni altro servizio, proprio per garantire favorire l’accesso del maggior numero di cittadini e famiglie ad uno strumento diventato ormai indispensabile nella vita quotidiana.

La decisione di AGCOM arriva a seguito di un lungo confronto con le Associazioni dei Consumatori, nel corso del quale abbiamo sottoposto all’Autorità con insistenza la necessità di rivedere le condizioni di accesso al bonus, ampliando la platea degli aventi diritto alle agevolazioni.

“Il provvedimento rappresenta una vittoria per le famiglie. Nonostante le resistenze da parte degli operatori del settore, è stato adottato un giusto e sacrosanto ordine di priorità: i diritti degli utenti hanno prevalso sugli interessi delle aziende” – dichiarano Emilio Viafora, Roberto Tascini, Carlo De Masi, Presidenti di Federconsumatori, Adoc e Adiconsum.

di Adoc, Federconsumatori e Adiconsum

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Telefonia: occhio ai cambi delle condizioni contrattuali

L’inizio dell’estate è foriero di novità per i consumatori, molte riguardano le nuove offerte di alcuni operatori di telefonia fissa e mobile. Vediamo quelle che sono già state annunciate.

TIM

Gli aggiornamenti contrattuali, in vigore dal 1° luglio, coinvolgeranno alcuni piani tariffari.

A subire un aumento di 2,5 euro mensili saranno Voce senza limiti, Tutto senza limiti, Tutto, Tutto voce, Tim smart, Smart e Internet senza limiti.

A subire invece una diminuzione pari a 1 euro saranno le offerte Tuttofibra, Tuttofibra plus, Internetfibra.

Sempre dal 1° luglio cambiano anche i costi di disattivazione: per disattivare la linea fibra o le linee Solo Voce e ADSL si pagheranno 49 euro (prima erano, rispettivamente, 99 euro e 35,18 euro); chi passa, invece, ad altro operatore pagherà 35 euro.

Come specificato sul sito di TIM: “Qualora i clienti interessati non intendessero accettare la variazione indicata, ai sensi dell’art. 70, comma 4 del Codice delle Comunicazioni Elettroniche, hanno il diritto di recedere dal contratto o di passare ad altro operatore, senza penali né costi di disattivazione, dandone comunicazione entro il 30 Giugno 2018.”

Chi è interessato a recedere dal contratto potrà farlo, avendo cura di specificare come causale “Modifica delle condizioni contrattuali”, attraverso questi canali:

  • Tramite richiesta sull’area clienti MyTIM fisso
  • Contattando il 187
  •  Recandosi in uno dei centri TIM
  •  Via PEC: clientiprivati@pec.telecomitalia.it
  •  Via posta, meglio se con raccomandata A/R, scrivendo alla casella postale 111-00054 Fiumicino (Roma)

Vodafone

Dal 10 giugno, l’operatore telefonico ha deciso di adeguare il proprio traffico dati al mercato, offrendo 10 giga in più ad alcune offerte.

Il sito ufficiale di Vodafone Italia specifica anche che “le stesse offerte insieme ad altre offerte mobile in abbonamento avranno un aumento del canone mensile di 3 euro in modo da consentirci di continuare a garantire la qualità dei servizi legata ai nostri investimenti sulla rete”

Anche in questo caso sarà possibile recedere dal contratto, specificando come causale del recesso “modifica delle condizioni contrattuali“, fino al 15 settembre; ecco come fare:

  •  Inviando raccomandata A/R a Servizio Clienti Vodafone, casella postale 190 – 10015 Ivrea (TO)
  •  Via PEC: disdette@vodafone.pec.it
  •  Contattando il servizio clienti al 190
  •  Compilando il modulo nei negozi Vodafone, facendo esplicita menzione alla causale “modifica delle condizioni contrattuali”

E gli altri operatori?

Nei prossimi giorni potrebbero arrivare comunicazioni anche da parte degli altri professionisti.

di Adiconsum

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Telemarketing aggressivo: la trappola dello scambio di persona

L’Adoc sta ricevendo in questi giorni un numero sempre crescente di segnalazioni in merito ad un nuovo fenomeno di telemarketing aggressivo: l’operatore ad inizio chiamata sbaglia, sistematicamente e volontariamente, il nome dell’intestatario dell’utenza per poi proporre offerte, bypassando anche l’iscrizione al Registro delle Opposizioni.

Un altro capitolo di disagio per gli utenti si aggiunge alla lunga lista di fenomeni di telemarketing aggressivo.

Numerose le segnalazioni da parte dei consumatori del nuovo fenomeno, che aggira le regole e i limiti del Registro delle Opposizioni
“Alcuni consumatori ci hanno segnalato di aver ricevuto, nell’arco di una settimana, anche 20 telefonate da parte dello stesso operatore, diverso da quello con cui si è stipulato il contratto, tutte indicando un nominativo sbagliato e sempre diverso ad inizio chiamata, con seguente offerta promozionale, nonostante la contestazione dell’utente sia in ordine al nominativo sia in merito all’iscrizione della linea telefonica nel Registro delle Opposizioni – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – al momento il fenomeno, a quanto ci risulta, è circoscritto alla telefonia fissa, sia per le vecchie utenze che le utenze attivate di recente. E risulta particolarmente odioso, in quanto gli operatori si fanno beffe dell’utente, trincerandosi dietro un presunto errore di nominativo, ma con l’unico fine di proporre offerte in modo aggressivo. E, in questo modo, gli operatori aggirano anche i limiti imposti dall’iscrizione della linea nel Registro delle Opposizioni.

Il fenomeno del telemarketing selvaggio e molesto è proliferato e assume sempre nuove forme: oggi un consumatore che sia intestatario di utenze, titolare di conti corrente o che abbia richiesto preventivi online riceve in media dai 10 ai 15 contatti commerciali a settimana.

Di questi, il 90% è composto da chiamate, il restante 10% da sms. Inoltre, risulta particolarmente odioso il fenomeno del recalling: il 70% dei consumatori riceve chiamate dallo stesso operatore, anche se risponde e si dichiara non interessato all’offerta. Si possono ricevere anche 5-7 chiamate settimanali dallo stesso operatore.

L’unico strumento che ad oggi consente al consumatore di “difendersi” dalle offerte commerciali indesiderate è il Registro delle Opposizioni. Ma è uno strumento spuntato e limitato, nonostante la recente riforma che ne ha allargato il raggio di operatività.”

di Adoc Liguria