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Spese e acquisti

E’ lo slogan di una campagna pubblicitaria avviata dalla Confartigianato che utilizzerà manifesti ed opuscoli per difendere il prodotto italiani, ammonirli contro le imitazioni a basso prezzo.

D’altro canto secondo un'indagine di Eurobarometro, il 94% dei consumatori dell'UE cerca un prodotto di buona qualità e l'84% dei consumatori è disposto a pagare di più per una qualità migliore. Inoltre, il 69% dei consumatori europei ricerca prodotti caratterizzati dal paese d'origine.

Insomma pare esistano le premesse per diffondere la cultura del prodotto italiano di alto livello qualitativo, frutto dell’operato dell’artigianato ed  informato dai valori della tradizione.

Oltre al valore culturale, rivalorizzare il “made in Italy”, è anche  una operazione dal contenuto economico "anti-crisi".
Secondo i risultati di un monitoraggio effettuato dall’Anci (Associazione nazionale dei calzaturifici italiani) sulla merce “made in China”, i produttori cinesi, dopo la caduta delle ultime barriere all’importazione di prodotti calzaturieri, scattate con l’inizio del 2005, stanno adottando politiche di dumping economico, ovvero esportano merce sottocosto e in questo modo mettono a rischio il futuro della manifatture calzaturiera italiana ed europea.

Le scarpe provenienti dall’est arrivano a costare anche 2.36€ al paio ovvero una cifra inferiore al costo delle sole materie prime. Il prezzo sale a 10.38 se si tratta di calzature il pelle o in cuoio.
Si tratta di prezzi di dieci volte inferiori rispetto al prezzo medio all’export delle calzature italiane. Di fronte a questo fenomeno, aggravato dal fatto che a metà febbraio, a soli 40 giorni dalla caduta delle quote all’import, erano aumentate del 600% le importazioni di calzature di provenienza cinese sul mercato europeo, diventa preoccupante per i produttori di calzature italiani, il futuro del “Made in Italy” con tutto ciò che questo comporta, ovvero il futuro dei lavoratori e l’indotto creato dai distretti industriali (collocati soprattutto in regioni come il Veneto, le Marche e la Toscana).

Il presidente dell’Anci, ha spiegato che si tratta di “dumping valutario, perché le loro monete sono svalutate, di dumping sociale perché non garantiscono diritti ai lavoratori e di dumping ambientale […]”. La stessa associazione ha chiesto provvedimenti urgenti al Governo e all’Unione Europea affinché vengano attivate le procedure di antidumping o salvaguardia previste in seno al WTO

Minimo storico per la fiducia delle industrie manifatturiere.
Dopo il trend negativo registrato nel mese di novembre, a dicembre è sceso ancora l’indice di fiducia delle imprese manifatturiere. La notizia arriva dall'Isae, il cui indice, si attesta a 88,9 – a novembre a 90,2 – tornando sui minimi dallo scorso marzo. Il calo, spiega l'istituto, “è dovuto principalmente all'esaurirsi della fase di decumulo delle scorte, in presenza di giudizi ancora prudenti sull'andamento degli ordini e di previsioni sulla produzione leggermente meno positive rispetto a novembre”.
Tra le motivazioni principali di questa fase di forte crisi, emerge il peggioramento delle previsioni riguardanti l'andamento dell'occupazione e quello più generale dell'economia italiana.

L'iniziativa è parte integrante del progetto INFORMA CONSUMATORI LIGURIA e rientra nel programma generale di intervento 2009/2010
della Regione Liguria realizzato con l'utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico

Registro Stampa n°17/05 del 21/10/2005 Autorizzazione del Tribunale di Genova

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