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Decine di migliaia di euro spartiti tra gli operatori infedeli ed i collettori-rivenditori dei dati

Decine di migliaia di euro spartiti tra gli operatori infedeli ed i collettori-rivenditori dei dati.

Ecco il volume di affari scoperto dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni con il coordinamento della Procura di Roma, nell’ambito della fase conclusiva dell’operazione “Data Room”.

Di assoluto livello criminale la mole dei proventi, come emerge da più di una conversazione nella quale alcuni indagati discutono dei corrispettivi, mettendosi d’accordo sulla ripartizione degli incassi illeciti del mese.
L’attività di commercializzazione delle liste di utenti e i loro relativi recapiti riguardava anche i sistemi informatici in uso a gestori operanti nel settore dell’energia.
Le indagini sono state portate avanti dagli specialisti del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni che hanno svolto intercettazioni telefoniche e pedinato gli indagati analizzato i sistemi informatici delle piattaforme contenenti i dati: analisi rese possibili anche grazie alla collaborazione della struttura di sicurezza aziendale di Telecom Italia.
È la prima operazione su larga scala per la tutela dei dati personali trafugati,
un fenomeno noto a tutti che vede coinvolti dipendenti infedeli, call center compiacenti ed intermediari e che ha quale oggetto ciò che sul mercato ha assunto un significativo valore commerciale.

Tra gli arrestati ci sono dipendenti infedeli di compagnie telefoniche (i procacciatori materiali dei “preziosi” dati), gli intermediari che si occupavano di gestire il commercio delle informazioni estratte dalle banche dati e i titolari di call center telefonici, che sfruttavano le informazioni per contattare potenziali clienti e lucrare sulle commissioni per ogni portabilità: commissioni che arrivano fino a 400 euro per ogni nuovo contratto stipulato.

L’inchiesta è stata avviata nel mese di Febbraio scorso a seguito di una denuncia depositata da parte di Telecom Italia, nella quale si segnalavano vari accessi abusivi ai sistemi informatici gestiti da Tim, riscontrati almeno a partire dal Gennaio 2019.
Gli accessi abusivi avvenivano tramite account o virtual desktop in uso ai dipendenti di gestori di servizi di telefonia e di società partner per l’accesso ai database direttamente gestiti dalla stessa società denunciante, in ragione della concessione delle attività di manutenzione della infrastruttura telefonica nazionale. Queste banche dati vengono alimentate da tutti i gestori telefonici in relazione alle segnalazioni ricevute dai clienti sui disservizi, rappresentando oltretutto una vera e propria istantanea delle condizioni della infrastruttura nazionale di telecomunicazioni.

I dati stessi, adeguatamente “puliti” per essere utilizzati dai diversi call center, passavano di mano in mano, rivenduti a prezzi ridotti in base alla “freschezza” del dato stesso, motore di un movimento che alimenta il fenomeno delle continue proposte commerciali che tutti ben conoscono. Le indagini tecniche hanno fatto anche emergere come l’attività di commercializzazione di liste di utenti e relativi recapiti riguardasse anche i sistemi informatici in uso a gestori operanti nel settore dell’energia, in corso di ulteriore approfondimento.

Tim ha espresso “il più vivo ringraziamento” all’autorità giudiziaria e alla polizia “per aver portato a termine con successo l’indagine relativa alla divulgazione e commercio abusivo di dati anagrafici e numeri telefonici della clientela”. Grazie ai provvedimenti adottati dal GIP del Tribunale di Roma, si legge in una nota della compagnia, “si chiude oggi una vicenda grave che proprio Tim aveva denunciato alla procura della Repubblica di Roma un anno fa, a seguito di una accurata indagine interna”.

ADOC GENOVA SI STA ATTIVANDO CON I PROPRI LEGALI PER COSTITUIRSI PARTE CIVILE IN MERITO A TALE SITUAZIONE.

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Attenzione alle false email dell’Agenzia delle Entrate: ecco cosa può succedere.

E’ di ieri 30 giugno 2020, il comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate sulla email truffa che sta girando via web in questi giorni. Un ennesimo tentativo di phishing con l’obiettivo di ottenere direttamente dai destinatari informazioni riservate.  

L’Amministrazione finanziaria sta mettendo in guardia tutti i contribuenti dal tentativo di truffa. 

Prima di capire cosa può succedere, ricordiamo cosa è il phishing.

Il phishing cos’è e come funziona

Negli ultimi mesi, si sente parlare spesso di phishing cerchiamo allora di capire cos’è e come funziona. 

Il phishing è un tipo di truffa realizzata su internet attraverso l’inganno degli utenti.

Si concretizza attraverso messaggi di posta elettronica ingannevoli. Con il phishing il malintenzionato fingendosi un ente affidabile, tenta di convincere la vittima adescata in rete a fornire tutte le informazioni personali, finanziarie e codici di accesso. La finalità è quella di carpire i dati di accesso a servizi finanziari online o altri che comunque richiedono una registrazione. Tra i recentissimi tentativi di phishing ricordiamo anche quello dell’INPS.

Attenzione alla email truffa dell’Agenzia delle Entrate: ecco cosa può succedere

L’Agenzia delle Entrate invita tutti gli utenti a prestare la massima attenzione alle email eventualmente ricevuta dall’Amministrazione finanziaria. Consiglia, infatti, di cestinare immediatamente tutti i messaggi di posta elettronica che nell’oggetto riportano la dicitura “IL DIRETTORE DELL’AGENZIA”.( per tale motivo viene identificata come “ La truffa del direttore”

Nei falsi messaggi si invitano gli utenti a visionare i documenti Office contenuti in un archivio .zip allegato, per “verificare la conformità dei propri pagamenti”. Pertanto, se avete ricevuto una email del genere, cestinatela direttamente, senza aprire nessun link e nessun allegato presente nella email.

Ricordate che l’Agenzia delle Entrate non richiede mai, tramite messaggi di posta elettronica, i dati personale degli utenti.

Questi dati sono, infatti, consultabili esclusivamente nel cassetto fiscale tramite i servizi Fisconline o Entratel. Quindi, se si ricevono messaggi simili, attenzione alla email truffa dell’Agenzia delle Entrate

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Sim vodafone inutilizzate a 5 euro al mese

Una vecchia sim inutilizzata, che magari non pensavamo più neppure di avere, può fatturare, in silenzio, 5 euro al mese.

A tanto, infatti, ammonta la cifra che ignari cittadini si sono ritrovati a dover pagare per il possesso di una banale smart card necessaria per usufruire delle prestazioni di uno smartphone o tablet, magari abbandonata nel fondo di qualche cassetto.

Tra le tante testimonianze, un cittadino ha così spiegato la sua situazione: “Mi è arrivata una fattura e un addebito su carta per una sim dimenticata, creduta morta. Nessun avviso da parte dell’operatore. Solo a fatica sono riuscito a disdire la sim ed evitare nuovi addebiti”.

L’Agcom è già al lavoro per fare luce su una vicenda paradossale, anche se, stando a quanto riferiscono da Vodafone, le “schede zombie” in questione sarebbero particolari e date su abbonamento; in passato erano pagabili a consumo ma dal luglio 2019 hanno iniziato ad avere un costo fisso minimo di 5 euro mensili. Tutta colpa di una modifica unilaterale delle condizioni contrattuali che, come solitamente quasi sempre avviene, è ricaduta sulle spalle degli ignari consumatori.

La difesa di Vodafone

Vodafone ha tuttavia assicurato di aver avvisato gli utenti rispettando le tempistiche richieste dalla legge (30 giorni prima delle modifiche contrattuale), facendo uso dei contatti associati alla medesima sim: e-mail, posta cartacea e fattura. Eppure qualcosa deve essere andato storto, perché moltissime persone hanno riferito di non aver ricevuto alcuna notifica. Mancanza di trasparenza o un errore nel meccanismo?

Scendendo nel dettaglio, nel luglio 2019 l’operatore ha ricordato di aver effettuato una modifica delle condizioni contrattuali relative ad alcuni abbonamenti dati a consumo.

Tutti i clienti interessati, come detto, hanno ricevuto la comunicazione della modifica citata tramite i canali previsti (fattura, mail o via posta). Agli interessati dalla rimodulazione è stato comunicato e garantito il diritto di recesso dall’abbonamento. Gli stessi clienti sono stati informati della possibilità di richiedere gratuitamente l’attivazione di una promozione che include 5 Giga al mese, compatibile con questo nuovo piano, per evitare di pagare il traffico a consumo. La modifica è entrata in vigore a partire dalla prima fattura successiva al 14 luglio 2019.

Nel frattempo gli stessi utenti si lamentano anche per la difficoltà della disdetta della sim inutile. 

Alcuni spiegano che bisogna chiamare il call center per fare richiesta; dopo di che è necessario attendere una chiamata. Attenzione però, perché se per qualsiasi motivo quella telefonata dovesse essere persa, la richiesta si annulla come per magia. E il procedimento riparte da zero.

L’operatore, nel caso in cui avesse davvero voluto fare il possibile per evitare addebiti non voluti a carico dei clienti, avrebbe probabilmente potuto usare maggiore tatto. Come? Ad esempio tenendo il canone minimo della sim così da compensare i costi di gestione, oppure avvisando gli utenti in un modo decisamente più efficace. In mezzo a mille polemiche Agcom potrebbe avviare un nuovo procedimento sanzionatorio.

L’ASSOCIAZIONE CONSUMATORI DI GENOVA Adoc, assiste gli utenti interessati da tale problematica effettuando tutte le procedure per la disdetta della SIM , e aiutando i clienti nella difesa dei loro diritti, attivandosi con le procedure di reclamo e conciliazione 

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Poste Italiane NON regala iPhone 11 Pro

Il presunto regalo di Poste Italiane ha insospettito fin dall’inizio la maggior parte dei clienti.

 Sicuramente è parso molto strano che la storica società decidesse per la concessione di un iPhone 11 Pro a costo zero. 

Ma nonostante l’evidente mancanza di correlazione del gruppo con l’iniziativa migliaia sono caduti in trappola dicendo definitivamente addio agli zeri del proprio conto.

Le segnalazioni descrivono una situazione allarmante con il panico che si è scatenato tra coloro che hanno aperto un conto o un libretto digitale. Apple e lo stesso gruppo Poste Italiane sono estranei ai fatti di questa nuova campagna fraudolenta

Con molta evidenza si tratta ancora una volta di una fake news perpetrata con l’aggravante del metodo phishing che ormai tutti noi conosciamo. Ecco le dinamiche.

Poste Italiane NON regala iPhone 11 Pro: attenti ai vostri soldi nel conto

Solo fumo negli occhi. Ancora una volta. Un manipolo di truffatori ha preparato un amo con un’esca davvero ghiotta per tutti coloro che hanno ingenuamente abboccato in questi giorni. Un messaggio strano ha alterato la percezione del pericolo proponendo un falso omaggio per un costosissimo iPhone 11 Pro.

Il pericolo è arrivato con la scoperta del link sospetto il cui intento è quello di condurre ad una URL pericolosa senza protezione. Pharming oltre che phishing e l’attacco è finalmente completato. Obiettivo, quindi, garantirsi dati personali ed info sul conto tra cui codice utente, password e dati di accesso segreti. Con tutto questo in mano lo svuota-conto è assicurato nel giro di pochi minuti.

Gli esperti di sicurezza consigliano di segnalare le email alle autorità competenti, chiedere maggiori info alla stessa società e provvedere a cestinare e bloccare il mittente ponendolo in Black List.

ADOC , può aiutare e soggetti colpiti da tale truffa attraverso legali ed esperti al fine di effettuare le procedure di controllo e di verifiche necessarie per recuperare il denaro illecitamente sottratto.

 

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Progetto “E-ra digitale”: Adoc apre uno sportello dedicato a Genova

Internet e le tecnologie digitali stanno progressivamente modificando il nostro stile di vita, trasformando le abitudini di fruizione dei consumi, nonché il modo di lavorare, insediandosi preponderatamene nella sfera privata quanto in quella professionale di ognuno di noi. Oggigiorno le opportunità offerte dalla rete sono numerose e riguardano qualsiasi ambito, si passa dalla possibilità di ordinare la spesa on line, piuttosto che i libri scolastici, prodotti elettronici o mobilia, a quella di attivare contratti di fornitura di servizi, piuttosto che prenotare visite mediche o dialogare con la pubblica amministrazione.

Avere a portata di mano un ipermercato globale offre notevoli opportunità per il consumatore, aumentando le possibilità di scelta e la convenienza. Allo stesso tempo però un uso non attento della tecnologia può nascondere molti rischi.

La Commissione Europea si è proposta di creare un mercato unico digitale, come priorità per garantire tutela e uniformità a livello comunitario.

In tale contesto si inserisce il progetto “e-RA DIGITALE: il consumatore incontra il web”, con lo scopo di tutelare gli utenti, in qualità di consumatori, dai rischi derivanti dall’utilizzo non corretto delle tecnologie digitali e dalle transazioni economiche effettuate on-line.

Con e-RA DIGITALE, Adoc, insieme ad altre associazioni ha messo in campo aizoni al fine di educare i consumatori ad un utilizzo consapevole ed informato delle piattaforme digitali, sensibilizzandoli con riferimento all’esercizio dei diritti e delle forme di tutela determinate dallo sviluppo e dalla diffusione dell’e-commerce. Come? Con una campagna di informazione innovativa e di forte impatto che anche attraverso il gioco ed il divertimento educhi il consumatore, con un servizio di assistenza on line cui accedere dal sito di progetto e con attività di formazione.

Non solo, e-RA DIGITALE, si pone un altro obiettivo, quello di abbattere le barriere tecnologiche e conoscitive di quella fascia di popolazione “esclusa” dalla rete, favorendone l’accesso al mercato digitale attraverso i nostri punti di accesso web dislocati su tutto il territorio nazionale.

In particolare Adoc ha predisposto uno sportello ad hoc in una zona decentrata Genova – VIA G. Jori 62 che riceve il Martedì dalle  09:00-11:00 in cui un operatore si resta a dare assistenza nell’ambito del progetto

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Contratti stipulati al telefono: come difendersi

Presso la nostra associazione ADOC si sono presentati diversi clienti, che a seguito di una telefonata, magari accettata da un parente anziano, sono venuti a conoscenza di aver attivato un contratto energetico senza saperlo.

Purtroppo oggi, con l’avvento del mercato, al quale il passaggio obbligatorio salvo altre rettifiche, risulterà tale a partire da luglio 2020, molte compagnie, anche sconosciute, o nate da poco, cercano in ogni modo di far sottoscrivere contratti.

Ad oggi, basta anche solo una telefonata per accettare, dopo aver confermato i propri dati, un contratto.

Nel caso ci si accorga tempestivamente di aver sottoscritto un accordo non desiderato con una di queste nuove compagnie, il consiglio è quello di inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno all’indirizzo legale della compagnia stessa, facilmente reperibile in internet entro e non oltre 14 giorni da quando è avvenuta la telefonata.

 Quando invece si venga a conoscenza dell’avvenuta attivazione di un contratto dopo i 14 giorni, e  nel momento in cui si abbia ricevuto la “Lettera di Benvenuto”, il consiglio è di rivolgersi tempestivamente ad una associazione dei consumatori la quale possa  mettersi in contatto con la compagnia e disconoscere ogni eventuale pretesa di contratto.

Che cosa dice la legge

La nuova legge contro il telemarketing fa un passo in avanti. 

Il Garante per la Privacy ha infatti espresso il parere richiesto dal ministero dello Sviluppo Economico. 

Il testo, firmato dal presidente dell’Autorità Antonello Soro è tutt’altro che formale: contiene diverse indicazioni pratiche.

Anzitutto il Garante sottolinea come l’iscrizione al nuovo registro opposizioni – l’elenco dei numeri di telefono dei cittadini che non vogliono essere disturbati da telefonate pubblicitarie – debba comportare, in automatico, un reset totale dei consensi manifestati in precedenza.

Un modo per consentire ai consumatori di partire da zero e gestire in modo più consapevole i trattamenti dei propri dati, che in molti casi sono stati forniti in un periodo in cui l’attenzione alla privacy non era così alta.

L’Autorità fornisce anche uno spunto al ministero di Di Maio: far confluire nel registro anche tutti gli indirizzi postali non presenti negli elenchi telefonici. A maggio 2019, infatti, è entrata in vigore un’importante innovazione che consente di iscrivere al registro anche gli indirizzi postali, per evitare di ricevere pubblicità cartacee sgradite (con l’eccezione dei volantini, che non sono intestati e continueranno ad arrivare). 

Ma a oggi possono iscriversi solo gli indirizzi e i numeri di telefono inseriti negli elenchi pubblici, vale a dire solo 13 milioni di italiani.

Il suggerimento è una logica conseguenza della stessa riforma che è in cantiere. 

Il nuovo registro delle opposizioni, infatti, consentirà l’iscrizione a tutti i numeri di telefono: fissi e mobili, pubblici e privati.

Il tentativo del Garante per la privacy è quello di semplificare il più possibile la vita al cittadino che non vuole più essere tempestato di telefonate.

La bozza del nuovo regolamento prevede che i consensi si possano dare o negare per categoria merceologica. 

Si potrebbe infatti dire “no” al telemarketing delle società di luce e gas e acconsentire a quelle di telefonia. 

Secondo il Garante questa scelta comporta dei problemi ed è “di difficile esecuzione pratica”: ad esempio ci sono aziende che vendono prodotti che ricadono in tante categorie merceologiche.

In attesa dell’approvazione delle nuove regole sul Registro delle Opposizioni, il Garante passa dalla teoria alla pratica infliggendo una multa da 2 milioni di euro a carico di VinCall per telemarketing indesiderato. Lo schema in cui si colloca l’operato di VinCall coinvolge anche altri soggetti nello specifico:

  • Edison Energia S.p.A e il suo agente di vendita Green Power s.r.l
  • Tele It, un call center albanese con sede a Valona

In sintesi: Green Power affida a VinCall il compito di procacciare nuovi clienti per conto di Edison Energia e VinCall affida al Call Center albanese il raggiungimento dell’obiettivo tramite l’attività di telemarketing. Una volta manifestato agli operatori di Tel it la volontà di concludere il contratto, l’utente viene ricontattato da VinCall. L’irregolarità si sostanzia nel fatto che 

la società (VinCall ndr.), oltre a non aver reso alcuna informativa alle persone contattate, non aveva richiesto come previsto il consenso al trattamento dei dati personali per finalità di marketing. Consenso che la società, peraltro, avrebbe dovuto annotare per iscritto. Tali adempimenti spettavano infatti alla società che operava in qualità di autonomo titolare del trattamento, non essendo mai stata designata responsabile

Si rileva che Tele It contattava telefonicamente i potenziali clienti usando numeri di telefono raccolti dallo stesso call center, senza che la lista fosse stata fornita o validata da VinCall, Edison e GreenPower.

Ad oggi quindi l’iscrizione al registro delle pubbliche opposizioni rimane legato all’esclusione delle numerazioni di rete fissa iscritte negli elenchi pubblici.

Alcuni consigli

Nell’attesa diamo dei consigli pratici su come difendersi dal telemarketing:

Con l’avvento delle nuove tecnologie, sono state integrate nei telefoni di rete fissa e nei telefonini di rete mobile nuove importanti funzioni, che possono essere utili per bloccare telefonate con numerazioni anonime e legate ai call center.

  • Per i comuni cellulari dotati dei sistemi operativi ANDROID o APPLE, esistono applicazioni, facilmente installabili, che possono bloccare in automatico chiamate anonime, e non essere così disturbati. 
  • Per la linea fissa, esistono invece telefoni cordless che presentano una funzione di filtro chiamate, che bloccano le stesse in modo automatico.

 

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Alert della Protezione Civile su Telegram

Come molti consumatori avranno notato, da qualche tempo il numero di iscritti al servizio di messaggistica istantanea TELEGRAM sta crescendo. Il motivo è legato alla formazione di un gruppo Telegram legato alla protezione civile, attraverso il quale gli utenti possono essere informati riguardo ai servizi di allerta meteo, fino ad oggi previsti tramite SMS.

Il passaggio attualmente non è diventato obbligatorio, ma il Comune di Genova  prevede possa esserci un aumento esponenziale delle iscrizioni tale da rendere il servizio attuale SMS , obsoleto. Tramite il Comune di Genova viene indicato:

 

“La Protezione Civile del Comune di Genova ha attivato un nuovo servizio di messaggistica istantanea che permette a tutti i cittadini che lo desiderano, tramite PC, tablet o smartphone, di ricevere in tempo reale tutti gli avvisi legati alle emergenze (messaggi allerta) ed eventuali news riguardanti attività di Protezione Civile.

 

Il Comune ha infatti attivato un “canale” sulla piattaforma Telegram, all’indirizzo: @GenovaAlert

Parallelamente al “Canale” è stato sviluppato un “BOT”, ovvero un assistente virtuale che ogni cittadino può “interrogare” utilizzando le domande preimpostate e ottenere diverse informazioni, come ad esempio: “News in Allerta”; conoscere il “Numero Verde” attivo solo in fase di emergenza, avere una prima indicazione sulle norme di autoprotezione.

Per interrogare l’assistente virtuale è sufficiente cercare l’ indirizzo: @ProtCivComuneGe_BOT 

(User del Bot @ProtezioneCivileComuneGenova_bot)

Istruzioni

Per aderire, occorre prima scaricare l’applicazione gratuita TELEGRAM sul proprio dispositivo e  poi ricercare: 

Canale @GenovaAlert

Bot @ProtCivComuneGe_BOT

 Sul computer, sarà possibile unirsi al gruppo digitando l’indirizzo:

 Canale https://t.me/s/ProtCivComuneGe 

BOT https://web.telegram.org/#/im?p=@ProtezioneCivileComuneGenova_bot

Il servizio é gratuito indipendentemente dal gestore di telefonia mobile e dal tipo di telefono.

I dati riguardanti le informazioni di allerta meteo vengono coordinati dalla Protezione Civile del Comune di Genova.

 

Come disabilitare il servizio SMS

A chi era iscritto al servizio gratuito per ricevere gli SMS in caso di allerta, dopo essersi collegato su Telegram, chiediamo gentilmente di disabilitare il servizio SMS inviando il messaggio allerta meteo off al numero 339 9941051.

 

Adoc ribadisce che fino a diverse istruzioni il servizio telegram risulta attualmente facoltativo. Nel caso si avesse necessità di installare e attivare il servizio di messaggistica Telegram l’associazione Adoc può aiutare i clienti nelle procedure necessarie.

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“L’Enel rimborsi l’Iva sulle bollette”, ma si tratta di una fake news

 

L’associazione per la difesa e l’orientamento del consumatore ADOC consiglia di stare sempre molto attenti a presunte notizie come quella circolata in questi giorni circa l’Iva sulle bollette Enel e sintetizzata nell’articolo comparso su “Il Salvagente” di cui riportiamo alcuni stralci. 

Quando non si è sicuri è possibile mettersi in contatto con una delle tante sedi dell’associazione sparse sul territorio per chiedere delucidazioni.

 

“Enel condannata, l’Iva sulle bollette è illegittima e va rimborsata”. Titoli come questi – a volte perfino più espliciti che si sono spinti a offrire moduli e istruzioni per i rimborsi – hanno fatto sperare i consumatori che la tanto odiata “tassa sulla tassa”, ossia il calcolo dell’Iva sulle accise, fosse finalmente da archiviare.

 

Partiamo con ordine. La scintilla che ha infuocato il web è una presunta recente sentenza emanata da un giudice di pace veneziano che ha dato ragione a un utente che aveva per l’appunto fatto ricorso sull’illegittimità dell’applicazione da parte dell’Enel del calcolo dell’Iva sulle accise e sugli addizionali. Il giudice avrebbe dichiarato il diritto dell’utente ad ottenere indietro gli importi versati come imposta sul valore aggiunto eccessiva.

“Tutti i fornitori – aggiunge la responsabile utenze di Konsumer Italia – applicano l’Iva sulle accise in fattura in base a una normativa europea, tanto è vero che è una pratica che avviene anche al di fuori dei confini italiani”.

La normativa, conferma la Masciari, è stata confermata anche dall’Agenzia delle Entrate che si è espressa sulla sua legittimità e il fornitore incassa l’Iva per poi riversarla all’erario, quindi opera solo come sostituto d’imposta.

Per capire come si tratti di una fake news, spiega Valentina Masciari, basta riflettere su una cosa: “Perché esclusivamente Enel sarebbe stata condannata al risarcimento e non tutte le società fornitrici che operano nel settore energia e gas? Se così fosse ci sarebbe una discriminazione sul mercato”.

La fake news viene riproposta con frequenza sospetta che forse giova a qualcuno: è possibile anche che ci sia chi fa affari con presunte richieste di rimborsi e qui la questione diventerebbe più grave e aprirebbe scenari diversi…

Quello che è certo, è che purtroppo, non si tratta di una notizia attendibile e che non si otterrà alcun rimborso da parte di Enel o da altro fornitore.

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Il contrasto dei disturbi da gioco d’azzardo (DGA) nel Decreto Dignità

Contrastare i DGA è una delle prerogative che gli esecutivi di ogni colore politico si sono posti negli ultimi anni. Ognuno ha cercato di trovare soluzioni per un problema che sta prendendo sempre più forma all’interno del tessuto sociale del nostro paese.

In relazione a questo problema, anche questo Governo ha deciso di occuparsi di questa patologia, perché di patologia si tratta, prevedendo norme all’interno del D.L. n. 87 del 12 luglio 2018 inserito nel cosiddetto “Decreto Dignità”. Le norme infatti prevedono una stretta sulla promozione e pubblicizzazione delle attività riconducibili al gioco d’azzardo (siti web, giochi, scommesse sportive).

Il Decreto si propone all’Art. 9 comma 1 “Divieto di pubblicità giochi e scommesse”, di vietare qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi, scommesse e al gioco d’azzardo. La normativa va dunque a colpire i contratti di sponsorizzazione delle attività del gioco d’azzardo su tutti i diversi media esistenti (inclusi i social media). L’attuazione della norma però non comprende i contratti di pubblicità in corso al 14 luglio 2018 che continuano a seguire la normativa previgente fino alla loro naturale scadenza, e comunque per non oltre un anno dalla medesima data.

Sempre in relazione al Decreto si può osservare, ai commi 6 e 7, un innalzamento del prelievo fiscale sui giochi leciti (PREU) ed in proposito è stata rideterminata la quota prelevata sugli apparecchi idonei per il gioco lecito, in modo da contrastare la presenza delle slot nei locali frequentati quotidianamente dalla collettività (bar, circoli, sale slot).

La normativa introduce interventi per contrastare l’avvicinamento del gioco ai soggetti più sensibili, ovvero i minori. A tal proposito la nuova legge applica nuove formule di avvertimento obbligatorie per i tagliandi delle lotterie istantanee che diventano così più evidenti nelle dimensioni e nei contenuti. A ciò si aggiunge un monitoraggio dell’offerta di gioco in riferimento al quale il Ministero della Salute e l’Osservatorio per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo dovranno riferire annualmente al Parlamento. Ulteriori aggiornamenti alla norma prevedono l’utilizzo della tessera sanitaria per accedere agli apparecchi da intrattenimento per il gioco lecito, al fine di scongiurare l’accesso ai giochi da parte dei minori.

Non si tratta certamente di una vittoria definitiva nei confronti di questa piaga, ma i provvedimenti presi sembrano andare nella giusta direzione. Non bisogna infatti abbassare la guardia in quanto le condizioni sociali collettive sempre più precarie rendono il gioco d’azzardo una via appetibile per risolvere alcune situazioni complicate.

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Le associazioni dei consumatori all’inaugurazione dei nuovi bus

Venerdì 14 giugno Enzo Zangari, Vice Presidente Adoc Genova, e Furio Truzzi Presidente Assoutenti e aAssoutenti Liguria, hanno preso parte alla presentazione dei nuovi autobus AMT che saranno in servizio in città.
Si tratta di autobus completamente elettrici (compreso il riscaldamento) della lunghezza di 8 metri e della portata Max di 46 persone.
I nuovi autobus cambieranno livrea e sono completamente bianchi con scritte in
rosso a ricordare la bandiera di Genova.
I primi due autobus serviranno la zona interna dell’ospedale di San Martino e i successivi 8 che arriveranno a breve saranno destinati alle zone collinari del Levante.
Gli autobus elettrici saranno di base all’Autorimessa Mangini che è stata attrezzata
a tale scopo.
Il parco attuale degli autobus AMT è di 650 autobus ed entro il 2030 la metà sarà
elettrica.

(foto Genova Today)