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In allegato QUI un importante documeto del CRCU sul digitale terretre, il presidente Burlando ha recepito le nostre richieste avanzate nei giorni scorsi.

L'Agcom formalizza la numerazione dei canali del digitale terrestre sul telecomando. Come informa una nota, il Consiglio dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni presieduto da Corrado Calabrò ha formalizzato oggi la decisione assunta nella riunione dell'8 luglio sul piano di numerazione automatica dei canali (LCN) della televisione digitale terrestre.

Il piano, che ha valenza su tutto il territorio nazionale, e comporta l'individuazione di un range di numerazione per categoria di programmi (canali generalisti nazionali, canali locali, canali a diffusione nazionale suddivisi per generi di programmazione) ha assegnato:  

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Non pagare si può davvero? Al centro dell'attenzione c'è il pagamento del canone Rai, oggetto di una campagna mediatica lanciata da Libero e dal Giornale. Le motivazioni sono tutte politiche - non a caso il Giornale parla di "tassa Santoro" - e come tali stanno suscitando un dibattito vivace e reazioni indignate da parte di numerosi esponenti politici, anche perché il canone è una tassa e non pagarla equivale a compiere evasione fiscale.

Sul tema canone Rai, del resto, e al di là della contingenza politica, sono intervenute anche le associazioni dei Consumatori. Una per tutte è l'Aduc, che sulla campagna di Giornale e Libero sottolinea come per abolirlo serva una legge: "Visto che i due quotidiani sono vicini al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sarebbe utile suggerire di intervenire su una legge del 1938 che obbliga gli utenti a pagare il canone Rai - scrive l'Aduc - Basterebbe un semplice decreto legge che troverebbe ampio consenso nel Paese. Si farà? Abbiamo qualche dubbio, visto che la Rai è appannaggio della stragrande parte di partiti e sindacati, ma siamo fiduciosi che il taglio di questo nodo gordiano prima o poi arriverà. Nel frattempo occorre chiarire che il canone Rai è una imposta e chi non la paga incorre nelle sanzioni di legge. Si può certo dichiarare che non si intende più utilizzare il televisore facendo richiesta di suggellamento e di disdetta o disfarsi del televisore stesso". È invece dei giorni scorsi la richiesta del Codacons di intervenire a fronte del passaggio al digitale che, per chi non abbia acquistato il decoder, significa lo "spegnimento" di Rai due. "Chi non può o non vuole dotarsi di tale apparecchio, non potrà assistere alla programmazione di Rai2, pur avendo regolarmente pagato il canone Rai per l'anno 2009 - afferma l'associazione - A seguito delle numerose proteste giunte al Codacons, l'associazione ha deciso di avviare una causa collettiva in favore di quanti intendano chiedere la restituzione di un terzo del canone, in relazione all'impossibilità di vedere Rai2 senza decoder".

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Il passaggio al digitale terrestre sta avvenendo con non pochi problemi. In alcune regioni d'Italia, tra cui il Lazio, i cittadini hanno già dovuto dire addio a Rai2 e a Rete4. Per continuare a guardare la programmazione di questi canali è necessario acquistare un decoder o un nuovo televisore dotato di questo apparecchio. Già numerose Associazioni dei consumatori hanno sollevato la questione del canone Rai: chi l'ha pagato per il 2009 e non vuole o non può acquistare nuovi apparecchi, non ha la possibilità di assistere alla programmazione di alcuni canali Rai.

E dopo molte segnalazioni e proteste giunte al Codacons, l'Associazione ha deciso di avviare una causa collettiva in favore di quanti intendano chiedere la restituzione di un terzo del canone, in relazione all'impossibilità di vedere Rai2 senza decoder. Il presidente Codacons Carlo Rienzi ha pubblicato sul suo blog www.carlorienzi.it il modulo da compilare e inviare all'Agenzia delle Entrate di Torino (che si occupa della riscossione del tributo) col quale si chiede il rimborso di un terzo del canone Rai. "La richiesta - spiega Rienzi - è essenziale ai fini di una futura azione legale collettiva da parte dei teleutenti senza decoder".

Digitale terrestre, piattaforme satellitari, nuovi decoder: è ancora il caos. Le informazioni sono poco chiare, i nuovi decoder Tivùsat sono rari e la metà dei cittadini delle regioni in cui si sta attuando il passaggio al digitale terrestre non ha acquistato il decoder. La denuncia viene dell'Adoc, che chiede inoltre alla Rai - a fronte dell'oscuramento di diversi programmi sulla piattaforma Sky - di "rispettare il contratto di servizio e garantire la visione dei propri programmi su tutte le piattaforme".

"La metà dei cittadini interessati dallo switch over non ha ancora acquistato il decoder - dichiara Carlo Pileri, presidente dell'Adoc - a causa, soprattutto, di un informazione scarsa e poco chiara nei contenuti e nelle modalità di passaggio al segnale digitale. Questi dati sono confermati anche dal vertiginoso calo d'ascolti fatto registrare da luglio in poi da Rai Due e Retequattro, i due canali non più visibili in analogico nelle Regioni interessate". Per l'Adoc, la piattaforma satellitare Tivùsat, difficile da trovare nei negozi, configura "una violazione della concorrenza e del libero mercato, creando anche un notevole danno economico ai consumatori". L'associazione chiede inoltre alla Rai di non criptare i programmi: "La Rai è finanziata dal canone pagato dai cittadini, non può permettersi di limitare la visione gratuita dei propri programmi su piattaforme concorrenti, deve rispettare il contratto di servizio e garantire la visione dei propri programmi anche ai circa 5 milioni di abbonati Sky."

L'iniziativa è parte integrante del progetto INFORMA CONSUMATORI LIGURIA e rientra nel programma generale di intervento 2009/2010
della Regione Liguria realizzato con l'utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico

Registro Stampa n°17/05 del 21/10/2005 Autorizzazione del Tribunale di Genova

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